Gli inizi in Italia

A Milano un primo gruppo di antroposofi era già attivo dal 1911.
Durante la seconda guerra mondiale in via Maurizio Gonzaga a due passi dal Duomo, nella casa di Lidia Baratto Gentilli vi fu il Centro internazionale di cultura frequentato dalle personalità più importanti della vita antroposofica in Italia. Per ricordare soltanto alcuni nomi: Lina Schwarz, zia di Willy Schwarz, nota poetessa per l’infanzia, Rinaldo Kufferle, giornalista e scrittore, responsabile della collana antroposofica dell’editore Bocca, fondatore della rivista Antroposofia, Aldo Bargero, medico, che ha avviato la medicina antroposofica in Italia, Iberto Bavastro, commercialista, che ha fondato l’Editrice Antroposofica. La guerra finalmente finisce. Sono ancora ben visibili le macerie dei bombardamenti, i palazzi semidistrutti, i lutti. Si ricostruisce.
Al gruppo interessa l’educazione dei figli secondo la pedagogia steineriana.

Prima sperimentazione in una scuola

Nel 1946 grazie all’iniziativa di Emma Reciputi, direttrice di un asilo comunale e di Lavinia Mondolfo creatrice del Centro per la rieducazione dei ciechi di guerra, si avvia una prima sperimentazione nell’asilo comunale di via Pergolesi.
Nel 1946, Lavinia Mondolfo era appena tornata dall’esilio: aveva 74 anni. Scrive nel libretto “Dopo sette anni” del 1957:
“ …seppi che alcuni amici antroposofi avevano cercato invano un locale, tra le raccapriccianti rovine del dopoguerra, per dare vita al sogno lungamente sognato”.
Dall’amministrazione comunale, già favorevole in quel periodo a sperimentazioni pedagogiche, si ottiene un edificio sinistrato, già scuola materna e Opera pia, e con un corpo insegnante guidato da una dirigente steineriana, la Signora Emma Reciputi, dove la sperimentazione può iniziare associando maestre riconosciute dal ministero a maestre steineriane molto motivate e consapevoli del compito a loro affidato.
Primo anno tutto bene. Con la prima elementare iniziano i problemi di collaborazione. Nonostante l’impegno delle insegnanti, la collaborazione con la scuola comunale non può continuare.
Scrive la signora Lavinia nel documento “Come sorse la scuola ad indirizzo pedagogico steineriano in Milano” nel marzo 1953, firmato da lei, dalle insegnanti e da un comitato organizzatore:
“Le famiglie di questi alunni si dichiararono disposte ad ogni sacrificio perché i loro figliuoli potessero continuare gli studi secondo il metodo di cui avevano apprezzato il valore e l’efficacia altamente educativa.
Si rese necessaria perciò la creazione di una scuola privata che sorse appunto con il consenso ed il concorso dell’amministrazione comunale lungo la via Francesco Sforza, e che occupa in parte il bel giardino della Guastalla”.

Si colgono in questo documento e in tutti gli scritti citati in questa parte della storia, l’entusiasmo e l’abnegazione che caratterizzava l’operato delle insegnanti. Nell’attesa di ristrutturare la fatiscente palazzina, la scuola continua per alcuni mesi in casa della signora Lavinia dove le insegnanti Elisabetta Pederiva, Giannina Noseda, Emma Minoia, Lidia Gentilli proseguono il loro lavoro malgrado le difficoltà.

1950 – Inaugurazione della prima scuola a indirizzo pedagogico Steineriano in Italia
circa 1955

Dal libretto “Dopo sette anni” del 1957 di Lavinia Mondolfo:
“…finalmente posso dire a maestre, alunni, a genitori: venite, la casa per la scuola di Rudolf Steiner è pronta, l’edificio è allestito. Voi vi porterete l’anima, la scuola è nata. Siamo al 15 marzo 1950”.
Presso il Giardino della Guastalla, in quella palazzina che ha il suo ingresso in via Francesco Sforza al 23 e che era un vecchio caffé ha quindi inizio la prima scuola steineriana in Italia.
Nei rapporti annuali degli insegnanti, dal 1949 al 1955 leggiamo le relazioni delle maestre Elisabetta Pederiva, Gianna Noseda, Emma Minoja, di un comitato organizzatore, di Lavinia Mondolfo per il comitato organizzatore, delle maestre Rosaria Carpani, Giuliana Origgi, Vanna Rizzi, Ursula Schnabel, Lidia Baratto, Anna Lievers Tabet, Carla Griffanti, Mimi Scabelloni, Marisa Albertario.
1960

Lavinia Mondolfo Sacerdote, la severa signora, amorevolmente china su di un gruppo di bambini, raffigurata nella fotografia nell’atrio della nostra scuola, incomincia la sua opera nel 1946 a 74 anni. La signora Lavinia, dalla ferrea volontà, animata da grandi ideali, (che si firma nello scritto del 1953 “Come sorse la scuola ad indirizzo pedagogico steineriano di Milano” fondatrice e dirigente della scuola) inizia la sua opera in collaborazione con il collegio insegnanti, sebbene con lo stile autoritario che le è proprio e con gli amici antroposofi che daranno vita al seminario di formazione per insegnanti. La sua opera durerà 26 anni, fino a poco prima della sua morte avvenuta nel dicembre del 1972 a 100 anni. Di lei si possono leggere dei bellissimi e devoti profili scritti da Irene Vigevani Cattaneo, da Mimi Latis e da altri e ascoltare dai più anziani aneddoti sulla sua severità e austerità.

Per quasi tre decenni la scuola si limita all’asilo e alle elementari. Nel 1966/67 ha luogo un tentativo di prima media non proseguito.

L’Associazione Amici della Scuola Steineriana

Grazie all’iniziativa di Iberto Bavastro, nasce nel 1966 l’Associazione amici della scuola steineriana, con l’intento di avere uno strumento utile per amministrare la scuola in caso di impedimento da parte della Signora Mondolfo in vista della sua venerabile età.

I soci fondatori Iberto Bavastro, Fanny Podreider, Lamberto Jori, Renata Benetti Treccani degli Alfieri, insieme a Giovanna Pericoli e Gianguido Scalfi costituirono il primo Comitato Esecutivo, nominata presidente onorario a vita la Signora Lavinia Mondolfo.

Nel 1972 vi fu il riconoscimento giuridico dell’Associazione: nello stesso anno la signora Lavinia ottiene il riconoscimento della Fondazione Lavinia Mondolfo che circa due anni prima aveva costituito con lo stesso intento di provvedere al futuro della scuola!
Iberto Bavastro mette generosamente a disposizione della scuola e di molte altre iniziative concrete in ambito antroposofico, le sue competenze giuridiche ed amministrative.

Il primo nucleo di patrimonio della scuola fu il ricavato della vendita di una villa in Liguria, ad Alassio, donata alla scuola da una signora inglese.
Di questa donazione Iberto curò gli aspetti legali ed economici, in particolare il riconoscimento come personalità giuridica della scuola, in modo che l’accettazione della donazione non fosse fiscalmente oneroso.

Nutrì sempre interesse per gli impulsi di rinnovamento sociale proposti da Rudolf Steiner dopo la prima guerra mondiale ed una grande attenzione anche per il messaggio sociale legato alla scuola steineriana.

1979 – Inizio delle scuole medie

Dal 1971 iniziano a far parte del collegio insegnanti Adriana Ciarchi, Sandra Alberti, Anna Annovazzi. Esse provengono da esperienze di lavoro lontane dall’insegnamento, ma sono animate da un vivo interesse per l’ideale pedagogico che hanno potuto accogliere attraverso i gruppi di studio di antroposofia che frequentavano.

In quegli anni ha inizio un corso di formazione per insegnanti tenuto da Stefano Pederiva, da Willy Schwarz (medico pediatra e traduttore) e da Iberto Bavastro.

Nel 1978 un gruppo di genitori si attiva, entusiasmandosi all’idea di un’educazione steineriana che non si fermi alla quinta elementare, ma prosegua fino in ottava. In questi anni il collegio degli insegnanti si ritrova a gestire con maggior coinvolgimento la parte pedagogica della scuola e diviene sempre più evidente l’urgenza e la necessità di completare il ciclo d’insegnamento di otto anni. A questo anelito si fa incontro la determinazione del “gruppo spinta medie” composto da genitori che con una serie di iniziative a livello economico, culturale e sociale, rendono possibile il proseguimento delle classi.

La scuolina di Francesco Sforza non ha lo spazio necessario per accogliere le nuove classi e i genitori trovano e affittano, presso la parrocchia di Via Commenda, proprio di fronte al liceo Berchet, un appartamento al terzo piano con l’uso del cortile parrocchiale e del teatro situato sotto la chiesa. Il teatro così grande e ben fatto dà inizio alle sacre rappresentazioni di Natale nelle quali sono coinvolti medici antroposofi, in prima linea il dottor Bargero, insegnanti e genitori della scuola.
I genitori sono entusiasti e il “gruppo spinta” si ritrova con continuità, allargando sempre più la partecipazione.

Fanno parte del gruppo: Angelo Franzini, Giorgio e Graziella Marino, Boris Chiesura, Gioni De Fernex che tanta storia hanno scritto per la crescita della scuola che non è più “a indirizzo pedagogico steineriano”, ma diventa “scuola Steineriana”. Anche il gruppo genitori cambia nome ora, siamo nel 1981, si chiama “gruppo spinta liceo”. Questa esigenza viene accolta dal collegio e si forma un seminario per la formazione dei futuri insegnanti del liceo tenuto dal dottor Giuseppe Leonelli e da insegnanti steineriani che operano in scuole superiori all’estero.

Nel 1979 il comune chiede che i locali di via Sforza siano restituiti. Si comincia a cercare una nuova sede.

1982 – Inizio del liceo

La prima classe del liceo, la IX, parte nell’autunno del 1982 in via Commenda (vedi Quaderno libero n° 5 del marzo 1984); viene chiamato ad essere tutor, su indicazione del dottor Bargero, segretario generale della Società antroposofica in Italia, Lucio Zannini, ex dirigente della Olivetti, che termina proprio in quel momento il corso di formazione sulla pedagogia steineriana a Dornach e che insegnerà le materie dell’area scientifica mentre ad Anna Gaeta viene affidato l’insegnamento delle materie letterarie; ha così inizio la prima classe IX sulla spinta di un grande entusiasmo: anzitutto da parte dei genitori che si impegnano a sostenerla economicamente, degli allievi che sopportano senza lamentarsi le inesperienze dei docenti… e
naturalmente dei docenti stessi.
Solo in un secondo tempo un gruppo di insegnanti e genitori, decide, dopo un’analisi accurata, che la maturità prescelta sarà quella scientifica..

Si cerca la nuova sede.

Graziella Marino che partecipa alla vita della scuola prima come genitrice poi come insegnante e successivamente come consigliere nel Cda per molti anni, ricorda che tra le varie ricerche fu contattato uno studio di architetti in Torre Velasca tra i quali vi era l’architetto Banfi che in quel preciso momento e per un breve tempo fu assessore comunale. Egli propose un edificio appartenente al comune, il cosiddetto Cubo, in via Clericetti, ex sede dell’Istituto sieroterapico, con un piccolo stabulario e una casetta del custode. L’affitto è irrisorio. L’Associazione accetta. Appena in tempo perché subito dopo il Comune rivaluterà considerevolmente le sue affittanze. Siamo tra il 1979 e il 1981.

Il Cubo è costituito da un edificio con pianta di 400 metri quadri su tre piani: seminterrato, rialzato e primo piano per un totale di 1000 metri quadrati. Si iniziano i lavori di ristrutturazione con la demolizione dei muri interni, rifacimento dei nuovi e degli impianti, servizi, imbiancatura. Partecipano fisicamente ai lavori, con entusiasmo un buon numero di genitori, allievi ed insegnanti.

Sul Quaderno libero n° 2, dicembre 1982, viene pubblicata la proposta alla comunità scolastica di un progetto in due fasi che prevede oltre alla costruzione di un secondo piano nel Cubo (fase A), circa 400 metri quadri, anche la costruzione di un teatro ed un edificio totalmente nuovo (fase B) di circa 1600 metri quadri su più piani e si cominciano ad attendere le donazioni dai genitori. Dai 1000 metri quadri iniziali si vorrebbe quindi giungere a ben 3000 metri quadri.

1983 – ingresso in via Clericetti

Il 19 settembre 1983, puntuali alle ore 8,15 (Quaderno libero n° 4, novembre 1983) possono entrare felicemente nella nuova scuola, accolti dalla maestra Anna i bambini di una sezione dell’asilo, gli scolari delle elementari, gli alunni delle medie e gli studenti della prima e seconda liceo (IX e X).

La sistemazione è provvisoria, le classi occupano anche i laboratori ed altri spazi. L’edificio non è sufficiente. Non disponiamo per ora di una documentazione dettagliata di ciò che successe in seguito… ma abbiamo il teatro e gli edifici realizzati secondo quel progetto! Sappiamo dalla circolare n°21 del 4 maggio 2004 e da successive precisazioni che furono investiti 2.300.000.000 donati per la maggior parte dai genitori in quell’epoca presenti nella scuola: questo danaro fu raccolto con molte donazioni piccole e medie e alcune grandi, dei genitori e piccoli prestiti garantiti spesso dai genitori stessi
(Una stima aggiornata all’esercizio 2003/2004 riporta un totale di Lire 3.049.163.233).

Del progetto si occupa un gruppo di 5 architetti genitori e insegnanti della scuola dei quali Gioni De Fernex, il più attivo, Stefano Andi, entrambi insegnanti al liceo ed altri. Gioni de Fernex dirigerà i lavori, con la collaborazione di genitori ed insegnanti della scuola.
Durante quegli anni e successivi vi è un continuo, graduale sforzo di adeguamento degli spazi.

Vi erano solo i primi quattro anni del liceo. Se si voleva il diploma bisognava affrontare un esame di idoneità alla quinta e frequentarla in una scuola pubblica.
I ragazzi passavano gli esami con successo. I professori esaminatori esprimevano il loro apprezzamento, non tanto per la preparazione nelle varie materie più o meno uguale a quelle delle scuole pubbliche ma per la maturità dei ragazzi e il loro modo di porsi di fronte agli adulti.
Per limitare la gravosità dell’esame si pensò di adottare esami intermedi: ciò comportava però una stretta adesione ai programmi ministeriali.
Oggi, con il riconoscimento ministeriale, i ragazzi devono portare all’esame di maturità, peraltro interno, solo alcune materie dell’ultimo anno.
La scuola continua a essere gestita dalla “Associazione amici della scuola steineriana” e dal Collegio degli insegnanti. Vi fu per un periodo un piccolo gruppo composto da insegnanti anziani e con esperienza chiamato “Terza Parte” che trattava le questioni più delicate.
Vi erano a quel tempo insegnanti che sia per dedizione che per una loro situazione professionale esterna potevano insegnare gratuitamente nella scuola. Oggi la scuola deve prestare maggiormente attenzione alla situazione economica degli insegnanti.

1993 – trasferimento di parte della scuola in via Pini

“Nel 1993 gran parte degli insegnanti, col desiderio di rinnovare radicalmente la scuola, soprattutto dal punto di vista sociale, costituisce un gruppo autonomo che nel giro di un anno si trasferisce in un altro edificio dei dintorni dando inizio a una nuova scuola, lasciando nella Via Clericetti due classi del liceo e due elementari. Le continue richieste di iscrizioni hanno però imposto alla nostra scuola una particolare intensificazione dell’attività di formazione di insegnanti e nel giro di due anni le classi dalla prima all’ottava, gli asili e la maggior parte del liceo sono ricostituiti”.

Dal Quadernone anno scolastico 1997/98

1996 – riconoscimento Legale Sperimentale

“La scuola ha ottenuto nel 1996 il riconoscimento legale sperimentale sia per le medie che per le superiori. Queste ultime si presentano come liceo scientifico-artistico e da parte del ministero vengono accettate le principali caratteristiche del metodo steineriano come l’insegnamento ad epoche, materie speciali quali l’agricoltura, agrimensura, forestazione, storia della musica, inoltre il piano di studi contempla la modifica in senso steineriano di materie come scienze, chimica, fisica, storia e l’inserimento delle materie artistiche e artigianali: euritmia, pittura, modellaggio, scultura del marmo, battitura del rame, tessitura, sartoria, falegnameria, tecnologia meccanica, rilegatura per un totale di 36 ore settimanali. Questo è il secondo anno in cui il riconoscimento è attivo e per la prima volta una XIII classe sosterrà l’esame di maturità all’interno della scuola presentando il nostro programma sperimentale.

È troppo presto per valutare appieno i pro e contro di questo riconoscimento, ma il solo fatto di passare di classe per scrutinio evitando esami intermedi ci permette di non stravolgere il piano di studi voluto da Rudolf Steiner. Di fatto, ora la situazione all’interno delle classi è più serena, il numero degli allievi è aumentato portando ad una condizione favorevole non solo da un punto di vista pedagogico, ma anche economico.

Dal Quadernone anno scolastico 1997/98

Attualmente la scuola dispone, oltre che delle aule per tutte le classi, di un’aula magna-teatro completa di adeguato parco luci, palestra, aula di euritmia, due laboratori di lavoro manuale, due laboratori di chimica e fisica con relativi locali di preparazione degli esperimenti, aule di modellaggio, falegnameria, battitura del rame e scultura del marmo, cucina gestita da mamme e nonne, refettorio che in due turni è in grado di rifocillare tutta la scuola”.

2000 – nascita dell’Istituto d’Arte

L’Istituto d’Arte Rudolf Steiner ha iniziato il suo percorso nell’Anno Scolastico 2000/2001. Con questa nuova tipologia di scuola secondaria di secondo grado, il Consiglio di Amministrazione e il Collegio Docenti hanno scelto un indirizzo artistico per favorire tutti i giovani che desiderino proiettarsi in un futuro lavorativo nel vasto campo delle attività legate alla produzione artistica, dalla pittura alla moda, dalla decorazione alla scenografia. Inoltre, l’Istituto d’Arte si è attivato secondo il “Progetto Michelangelo”, che si conclude come corso di studi con la maturità Artistica, dando così agli allievi la possibilità di accedere a tutte le Facoltà universitarie.

La Scuola si è attivata per programmare l’organizzazione del triennio per il quale è stato scelto l’indirizzo di “decorazione pittorica”. Questa scelta è stata frutto del lavoro di approfondimento da parte del corpo docente, che ha tenuto conto delle strutture e dei laboratori a disposizione della Scuola.
Nel piano di studi dell’Istituto d’Arte, come in quello delle Scuole Medie e del Liceo, è previsto l’insegnamento dell’Euritmia, che rappresenta uno dei cardini della pedagogia steineriana, così come la Musica, disciplina formativa della massima importanza inserita in tutti i percorsi di studi, dall’Asilo alla Scuola Superiore.
L’Istituto d’Arte ha ottenuto il riconoscimento legale e pertanto gli alunni non dovranno sostenere esami esterni, ma saranno regolarmente scrutinati dai propri insegnanti al termine di ogni Anno Scolastico.
Il primo ciclo è stato concluso con successo.

Nascita del progetto di Pedagogia Curativa

Da alcuni anni, su impulso della maestra Raffaella Brambilla si è avviato il progetto di pedagogia curativa.

Fanno parte di questo progetto cinque bambini bisognosi di cure speciali.
Attraverso la condivisione del quotidiano questi bambini hanno un ruolo attivo, e quello che di solito è considerato il loro handicap, diventa potenzialità e risorsa. Questa realtà è di grande importanza per la nostra scuola.

2000: avvio della nuova ristrutturazione immobiliare

Verso l’anno 2000 l’accresciuta offerta formativa scolastica e la necessità di adeguare l’ edificio alle nuove normative induce la comunità di via Clericetti ad effettuare nuovi importanti investimenti consuntivabili in circa 800.000 €.
Anche in questo caso si ricorre ai contributi dei genitori e per la prima volta si richiedono ed ottengono donazioni dalle fondazioni bancarie.
I lavori procedono lentamente, di pari passo con il programma pluriennale dei contributi che le famiglie versano all’Associazione.
Nel 2008 si concludono con l’ultima opera: l’inaugurazione dell’ascensore donato alla scuola dalla Fondazione Cariplo.

2008: la scuola diventa ONLUS

Terminata la ristrutturazione immobiliare motivi di carattere fiscale e gestionale inducono i soci dell’Associazione Amici Scuola Steineriana, ente che dal 1966 gestisce la scuola, a “donare l’azienda scuola” ad un nuovo soggetto giuridico: la Rudolf Steiner Cooperativa sociale a r.l. ONLUS.
La fase di ristrutturazione gestionale si completa con la costituzione di altri Enti le cui finalità vengono illustrate in dettaglio nella sezione “Enti gestori”
Desideriamo concludere con le parole di Lavinia Mondolfo che scriveva nel libretto del 1957 “Dopo sette anni”, pagina 6:
“Ma se fosse possibile prolungare il nostro corso di studi fino al diciottesimo anno degli allievi come nelle scuole steineriane in Svizzera, Germania, e altrove, ci parrebbe veramente di aver compiuto il nostro dovere di devozione e gratitudine verso il Dottor Steiner, con la completa creazione in Italia di una scuola steineriana.
Rimane questo il proposito per l’avvenire anche perché ciò che è stagnante si perde nella morte, mentre la vita è movimento, è metamorfosi, è continuo superamento”.

 


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