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La storia narrata ai bambini
Il signor Hahn e la banda di Selvino:
piccola storia della nostra scuola narrata ai bambini e illustrata dai bambini
Dal Quadernone di primavera 2007
C’era una volta una fabbrica di sigarette dove lavoravano tanti operai.
Il padrone pensò:
“Non va bene che gli operai lavorino soltanto, è meglio che studino un po’”.
Così disse:
“Tutti i giorni verrà il signor Hahn a farvi lezione per mezz’ora”
E così iniziarono a studiare.
Poi disse:
“Nel pomeriggio portate i vostri bambini che il signor Hahn li aiuterà a fare
i compiti di scuola.” Così vennero quaranta bambini.
Gli operai erano abbastanza contenti di studiare ma pensavano:
“Adesso siamo troppo vecchi per studiare,
era meglio studiare da bambini;
invece ci è toccato andare a lavorare.
Speriamo invece che i nostri fi gli possano continuare a studiare”.
Una sera molto tardi, il padrone della fabbrica, il sig. Hahn,
un professore e un loro amico,
si incontrarono e decisero di fare una scuola molto speciale
dove i bambini erano contenti di andare
e da grandi diventavano bravi e forti.
Il loro amico scelse apposta delle persone e le fece studiare in fretta
per diventare insegnanti in quella scuola molto speciale.
Così quando tutto fu pronto, si festeggiò l’inizio della scuola: al mattino
un maestro suonò il pianoforte, una maestra recitò e i bambini fecero un saggio
di una cosa nuova che a me pare si chiamasse “buon ritmo”.
Nel pomeriggio iniziò la scuola,
i bambini entrarono nelle classi e conobbero i loro maestri: tutti erano contenti.
C’era anche una bambina di nome Elisabetta. A lei, prima, non piaceva andare a scuola,
sua sorella doveva sempre tirarla per un braccio. Invece in quella scuola fu contenta.
Passarono tanti anni, ci fu la guerra, poi la guerra finì.
A Milano tanti palazzi erano distrutti.
La signora Lavinia aveva sentito parlare di quella scuola e delle persone
che l’avevano inventata e insieme a un gruppo di amici volle farne una anche lei.
Così fecero delle prove in casa e poi in una scuola del Comune di Milano.
Ma poi erano stufi di fare delle prove
e volevano un posto tutto per loro.
La signora Lavinia andò dal sindaco di Milano che le disse:
“Va bene, prendete quella palazzina mezza rotta nel bel giardino
di via Francesco Sforza.”
Lei la fece mettere a posto
di nascosto per fare una sorpresa ai suoi amici.
Quando fu a posto chiamò i genitori, gli insegnanti e i bambini
che entrarono e la scuola incominciò.
I bambini studiavano per diventare bravi, gli insegnanti studiavano
per diventare bravi a educare i bambini, i genitori studiavano per diventare bravi
a educare i bambini insieme agli insegnanti.
Ma si cantava anche e si suonava, si recitava, c’erano delle feste e dei colori molto belli.
Vi ricordate quella bambina, Elisabetta, che si faceva tirare
per un braccio dalla sorella perché non le piaceva andare a scuola?
Siccome non voleva che succedesse la stessa cosa ad altri bambini,
quando fu grande diventò una bravissima maestra in questa scuola molto speciale.
C’era l’asilo e i primi cinque anni (le scuole elementari).
C’era la maestra Elisabetta, c’era la maestra Giannina,
c’era la maestra Emma, poi ne vennero tante altre:
insegnavano, suonavano il fl auto e raccontavano tante belle storie.
Passò molto tempo.
La signora Lavinia diventò molto, molto vecchia ma anche molto contenta.
Le dispiaceva un po’ di non essere riuscita a fare anche le scuole medie
e le scuole superiori perché si ricordava che l’amico di quelle persone,
che insieme a lui avevano inventato la scuola,
diceva che i bambini vanno educati fi no a quando diventano quasi grandi.
Poi arrivarono altri genitori ed insegnanti
e un signore che si chiamava dottor Iberto che disse: facciamo un’associazione.
L’associazione c’era già ma lui la voleva più grande e più forte.
Poi dissero: “Adesso dobbiamo fare le classi VI, VII e VIII (scuole medie)!”
Studiarono moltissimo e fecero le classi VI, VII e VIII.
Dovettero prendere dei locali in affi tto perché non ci stavano più nella palazzina.
Poi dissero:
“Adesso dobbiamo fare la IX, X, XI, XII, XIII (Liceo)“
Studiarono moltissimo e iniziarono la IX.
Ma non ci stavano più! E poi il sindaco di Milano chiedeva di rendergli la sua palazzina.
I genitori andarono da lui che disse loro:
“Potete prendere quella palazzina che si chiama “Il Cubo“.
È un po’ rovinata ma l’affitto costa poco.”
Infatti quella palazzina era proprio rovinata e i genitori e gli insegnanti,
qualche alunno e i muratori incominciarono a metterla a posto.
Siccome dopo la IX c’era già la X non ci stavano già più
e i genitori dovevano portare i soldi per costruire vicino un’altra palazzina e il teatro.
Alcuni genitori dicevano di sì e alcuni genitori dicevano di no.
I soldi non furono suffi cienti.
Così si fecero stretti stretti e continuarono la scuola lo stesso.
Ma dopo un po’ non si poteva più stare così stretti.
Finalmente i genitori portarono un po’ di soldi
e qualche genitore che ne aveva più degli altri,
ed era generoso, ne portò ancora.
Così furono chiamati i muratori per costruire la palazzina ed il teatro.
Per cominciare i lavori bisogna dare il primo colpo di piccone
così fecero la cerimonia del primo colpo di piccone.
Per andare avanti con i lavori bisogna posare la prima pietra.
Allora trovarono una pietra fatta di rame e che aveva dodici lati,
dentro ci misero una pergamena con sopra le fi rme di tutti i bambini e i ragazzi,
degli insegnanti, dei genitori, di quelli che lavoravano nella scuola
e di tutti gli amici che erano presenti.
Presero la pietra e fecero la cerimonia della posa della prima pietra
che è ancora lì dove l’hanno messa.
Prova ad andare a cercarla!
I muratori lavorano, la palazzina e tutto il resto crescono,
e alla fi ne viene costruito il tetto.
Bisogna fare festa quando si costruisce una casa
e si arriva al tetto anche se la casa deve essere
ancora fi nita per bene. Si chiama “festa della colmata”.
Quel giorno della festa tutti entrano nella casa nuova per visitarla,
prima nel teatro e poi nelle altre parti.
I muratori sono contenti anche loro e siccome sono bergamaschi fanno la polenta per tutti e chiamano la banda del loro paese che si chiama Selvino, per suonare alla “festa della colmata”.
Passano gli anni, la scuola diventa più grande
e arrivano tanti bambini e ragazzi, insegnanti e genitori.
Allora si chiamano ancora i muratori che vengono a costruire altre aule,
una grandissima scala di ferro e perfi no un ascensore.
Però i muratori non hanno ancora fatto la polenta.
Forse stanno macinando il granoturco per fare la farina!
La storia non è ancora fi nita, ma io non posso raccontarla perché è ancora da inventare.
Però, tu cosa mi dai da bere che a furia di parlare mi è venuta sete?


