english | deutsch | mappa | dove siamo | contatti
logo dell'Associazione Amici Scuola Steineriana
 

sei in: Home > Le feste

Le feste

Celebrare le feste dei santi significa ricordarci che esiste un mondo soprasensibile, oltre quello materiale, quotidiano, che ci tiene sempre più legati alla terra e alle cose in modo individuale.
L’esperienza sensibile che ci ricollega all’intelligenza cosmica e che ci stimola a porre in attività le forze dell’anima è sempre più un enigma per l’uomo moderno; le feste dell’anno ci aiutano ad entrare in questo mondo.

Nella nostra pedagogia i ritmi dell'anno vengono vissuti con attenzione ed i nostri insegnanti creano le atmosfere adatte a far vivere ai nostri bambini e ragazzi lo spirito di quel particolare periodo dell'anno. L'avvicendarsi delle stagioni, solstizi ed equinozi, vengono così vissuti come momenti ritmici di intenso significato.
Ritroviamo in tradizioni antiche stretti collegamenti ai ritmi dell'anno solare.

Contenuti di spiritualità nella nostra pedagogia

A volte dobbiamo ricordarci le basi su cui si fonda la nostra pedagogia, che non vuole convertire od orientare verso una particolare concezione del mondo antroposofica, ma ha la presunzione di educare alla libertà di pensiero. E’, però, presente in tutto l’insegnamento, con differenze nel linguaggio e nei contenuti a seconda dell’età, un atteggiamento di religiosità che, svincolato da qualsiasi confessione religiosa, porta a vivere la divinità celata dietro ai fenomeni del mondo materiale. Già nelle fiabe vive questo contenuto, che prosegue nelle leggende dei santi, nella genesi, nella mitologia nordica e indiana, negli insegnamenti del Budda, presentando le testimonianze di una realtà spirituale, comunicate dalle più diverse religioni e culture. Sebbene l’antroposofia ponga la figura di Cristo al centro dell’evoluzione, ciò non rappresenta un esplicito argomento d’insegnamento all’interno delle scuole steineriane che lasciano agli insegnanti il più ampio spazio di libertà in un individuale percorso di approfondimento. In questo contesto possono quindi convivere le più disparate posizioni e tradizioni familiari, eccezion fatta per l’ateismo dogmatico che sovente genera contraddizioni negli alunni. La scuola potrà, spero, in futuro, offrire un libero insegnamento di religione cristiana, ma dovrà contemporaneamente consentire l’insegnamento di tutte le altre religioni all’interno dei suoi locali, con evidenti difficoltà di gestione.
San Michele, Natale, Pasqua e San Giovanni sono feste sempre da rinnovare, il cui contenuto universale può essere condiviso da tutti.

 

San Giovanni, 24 giugno

“Le notti sono più corte e le giornate lunghe: la natura è al culmine. Eppure da quel momento in poi fino a mezzoinverno , la luce comincia a ritirarsi e le tenebre avanzeranno, finché la promessa della primavera e la pienezza dell’estate non cederanno il passo ai profumi agrodolci dell’autunno e al primo gelo dell’inverno”

Richard Heinberg

Mentre durante il Natale l'essere umano volge tutto se stesso verso la propria interiorità, la propria anima, per riscoprirne ogni volta l'essenza, il proprio destino, ricercando ispirazione e suggerimenti nelle dodici notti sante, così a San Giovanni l'uomo volge tutta la sua attenzione alle meraviglie del creato: colori, gioia, allegria, leggerezza si accompagnano all’anima umana portando un magico equilibrio, una stupenda armonia tra interiorità ed esteriorità umana ed è in questo incontro che l'essere diviene cosmico, che può abbracciare dentro di sé l'intero creato e compiere il proprio cammino di trasformazione.

La festa di San Giovanni era molto sentita in passato e veniva considerata il Natale dell’estate. Si credeva che nella notte avvenissero prodigi e meraviglie. Per questo veniva acceso un falò e si bruciavano erbe odorose per allontanare folgori, tuoni, demoni e tempeste.

“ I fiori così come i fuochi di mezzaestate erano ritenuti in grado di trasferire agli uomini parte dello splendore e del calore del sole che li investiva per un certo periodo di poteri straordinari che consentivano loro di curare le malattie e di smascherare ed evitare tutti i mali che minacciavano la vita dell’uomo “ scrive l’antropologo inglese James Frazer.

In Italia e più precisamente in Sardegna veniva celebrato il rito “Compari e comari di San Giovanni”. Già nel mese di marzo i giovani del villaggio si presentavano alle ragazze che intendevano maritare chiedendo loro se volevano diventare la propria “comare”. Se l’invito veniva accettato le comari prendevano un vaso di sughero e vi seminavano del frumento. Se questi germogliava la notte di San Giovanni la coppia vestita elegantemente, andava in corteo fino alla porta della chiesa e scagliava il vaso contro la porta. Poi tutti si sedevano in circolo sull’erba e mangiavano uova ed erbe passandosi una coppa di vino; danzavano in cerchio accompagnati dai flauti fino all’alba.

 

San Michele, 29 settembre

La festa di Michele, in particolare, avviene nel momento in cui declina l’estate e sopravviene l’autunno; questo silenzio e pace esteriore sono la condizione migliore per destare la coscienza personale e fare un lavoro di ricerca interiore, con la fiducia e la certezza che per quattro settimane tutte le potenze e saggezze cosmiche ci stanno aiutando.

“Cosa c’è in me che voglio cambiare?” E’ il momento migliore per farlo, per trovare la forza, il coraggio, la volontà. Questo lavoro interiore dà, di conseguenza, un contributo alla creazione di quel mondo nuovo che Michele auspica attraverso il simbolo del mappamondo, che vediamo in alcune sue immagini. Non solo, le azioni che noi poniamo in atto sulla terra si rispecchiano nel cielo.

La festa di Michele è dunque la festa della nostra resurrezione interiore.

La festa di Michele nel tempo

La festa di san Michele cade il 29 settembre. Questa è la prima delle tre feste tradizionali che preparano i bambini al Natale attraverso le immagini. Verranno poi la festa di san Martino e la festa di san Nicola.
Molte vecchie leggende raccontano della battaglia di san Michele contro il drago, di come egli riuscì a sconfiggerlo ed a scacciarlo dai cieli. Dal Medioevo si tramanda anche la leggenda di san Giorgio, il cavaliere che libera la principessa dal drago uccidendo il mostro con la sua lancia. Le battaglie del cavaliere sulla Terra e di san Michele in cielo sono metafore delle qualità umane di maggior pregio. Entrambe esprimono il coraggio e la chiarezza di pensiero, qualità necessarie per superare l'egoismo, la codardia e la falsità.

In questo periodo dell'anno, la stagione ha un'atmosfera diversa: l'aria è più fresca, le giornate si accorciano e le chiare notti d'autunno sfoggiano un meraviglioso cielo stellato.
Insieme gustiamo una merenda di festa con il pane di san Michele e le mele. La mela è il frutto dell'albero della conoscenza e compare in tutte le feste che precedono il Natale.

Tratto da “Come sviluppare tutti i talenti del bambino” di Arve Mathisen, edizioni Red!

 

San Martino, 11 novembre

In molte scuole Waldorf di tutto il mondo c’è da sempre l’usanza di festeggiare San Martino con commuoventi processioni in cui i bambini camminano al lume delle lanterne, da loro stessi fabbricate. Questo capita anche da noi.

La leggenda di San Martino

In un freddo giorno d'inverno un ufficiale romano attraversa, ritto sul suo cavallo, la porta della città di Amiens. Egli vede un mendicante e si impressiona molto perché questi é nudo. Cosa mai fare? Evidentemente finora nessuno aveva avuto pietà di lui, nessuno gli aveva dato qualcosa con cui potesse difendersi dal freddo! Il cavaliere pensa tra sé e sé: che questo povero stia seduto proprio qui e ora, non è un caso. Io passo di qui proprio adesso per poterlo aiutare. E Martino, così si chiamava l'ufficiale, decise subito, prese la spada e dato che non aveva null'altro, tagliò in due il suo mantello e ne diede una metà all’uomo che stava gelando. Poi si riavvolse nella metà che gli rimaneva e rapidamente riprese la sua strada. Ma nella notte successiva fa un sogno: gli appare Gesù che porta come veste il pezzo del mantello che lui aveva donato. La visione non lo abbandona e trasforma la sua vita. Il giorno dopo, nel suo diciottesimo anno, egli chiede il battesimo e diventa cristiano. Subito abbandona definitivamente il servizio delle armi e dedica la sua vita all'amore di Cristo.
Così Martino si fece monaco nei pressi della città di Tours e da allora si adoperò per la propagazione del Cristianesimo nella popolazione delle Gallie, facendo molti viaggi per predicarlo nella Francia centrale ed occidentale, soprattutto nelle aree rurali. Nel corso di questa opera egli divenne estremamente popolare, e nel 371 d.C. fu nominato vescovo di Tours. Qui la leggenda racconta che dapprima egli, modesto come era, era riluttante a assumere questa carica, motivo per cui si nascose in una stalla piena di oche. Ma il rumore fatto da queste rivelò il suo nascondiglio alla gente che lo stava cercando per farlo vescovo.
Pare che da questo fatto sia venuta l’usanza, molto diffusa anche nella nostra campagna, di festeggiare la ricorrenza di San Martino l’11 novembre con un bel pranzo a base di arrosto di oca!

 

inizio pagina