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Nel 2001 è iniziata, nella nostra scuola, un’attività di Pedagogia Curativa a favore di studenti con bisogni speciali che coinvolge bambini e ragazzi di età compresa tra i sette e i sedici anni.

I bambini che frequentano il gruppo di Pedagogia Curativa sono iscritti alle classi relative, a seconda della loro età anagrafica, con un piano educativo individualizzato (PEI); il PEI di ogni bambino segue gli obiettivi generali del programma adatto a quell’età, ma illustra come la didattica sia proposta spesso in modo diverso nei tempi e nella modalità.

L’approccio didattico prevede che ogni argomento sia trattato in modo concreto ed esperienziale.

L’ insegnante agisce in modo sottilmente diverso per ogni bambino, pur all’interno di una lezione corale, cercando di armonizzare, attraverso la didattica, ciò che nel bambino si presenta come unilateralità.

La didattica parte dunque da una conoscenza approfondita dei processi fisici, fisiologici ed emotivi del bambino. A garantire tale possibilità di approccio è il fatto che il Consiglio di Classe, oltre che dalle insegnanti e dagli esperti è formato da terapisti e si avvale della collaborazione di un medico.

Le attività artistiche, la musica, l’euritmia, sono dunque proposte da terapeuti in un ambito collettivo con approcci e brevi interventi individuali all’interno della lezione.

Laddove si ritenga necessario, il Consiglio di Classe propone degli interventi terapeutici individualizzati capaci di riprendere i fili dello sviluppo dove questo ha subito blocchi, ritardi o interruzioni.

Viene inoltre mantenuto un rapporto, laddove la famiglia sia d’accordo, con i medici specialisti dei bambini, a titolo di scambio e confronto reciproco.

L’obiettivo primo di tale percorso pedagogico è quello di guidare ogni bambino attraverso un processo di individualizzazione e di crescita personale, seguendo il ciclo di studi che in una scuola Waldorf è strutturato come un continuum dalla I classe elementare alla VIII classe (terza media).

Pedagogia Waldorf e Medicina Antroposofica incontrano motivi e interessi comuni nella Pedagogia Curativa. La comprensione e la ricerca delle strategie necessarie per affrontare questo ambito educativo, trovano massimo giovamento da un lavoro comune fra pedagoghi e medici.

Nel 1924 Rudolf Steiner tiene una serie di conferenze a una piccola cerchia di persone prevalentemente attive in campo educativo e medico. Vengono poste allora le prime basi della Pedagogia Curativa che costituisce una ricchezza di strumenti pedagogici e terapeutici volti alla comprensione e al supporto del disagio nel bambino o ragazzo nella fascia dell’età scolare.

Per ogni fascia di età l’intento è quello di portare a massima dignità il singolo, riconoscendo e sostenendo ogni sua più piccola potenzialità.

 

Progetto educativo

L’obiettivo primario dell’equipe di Pedagogia Curativa è quello di accompagnare i bambini nel loro processo reale di apprendimento.

Ogni bambino partecipa al gruppo con le proprie caratteristiche e con le proprie difficoltà: la difficoltà non è un ostacolo, ma un punto di partenza, porta a tempi di acquisizione adeguati al singolo e a processi di lavoro concreti che diano al bambino l’opportunità di sperimentare nel quotidiano qualsiasi acquisizione.

L’integrazione passa infatti attraverso la possibilità autentica di apprendere, poiché è diritto di ogni bambino di non essere spettatore, ma di agire nella vita sfruttando tutte le proprie possibilità.

Il gruppo di Pedagogia Curativa prevede al proprio interno la partecipazione e la collaborazione di sei insegnanti o esperti, quattro terapisti ed un medico, e ognuno di loro, quotidianamente, lavora con gli altri, con le competenze che gli sono proprie, per costruire percorsi e obiettivi didattici volti a sviluppare le potenzialità di ogni bambino e ad eliminare, per quanto possibile, gli ostacoli organici, emotivi, cognitivi che ne impediscono la crescita individuale.

La vera integrazione si concretizza poiché l’intervento di Pedagogia Curativa non è “un’altra scuola”, ma è all’interno della scuola. Questo è l’elemento indispensabile affinché gli alunni con disabilità complesse abbiano l’opportunità di vivere l’esperienza scolastica in una condizione educativo-didattica con gli altri bambini, i quali, a loro volta, vedono ampliarsi gli stimoli in ambito educativo attraverso la partecipazione comune ad attività didattiche, percorsi laboratoriali, organizzazione e preparazione collettiva delle feste dell’anno, momenti condivisi di gioco e di intervallo.

Nella scuola, l’incontro con il bambino con bisogni speciali, affinché sia garantita la sua possibilità di crescita e di apprendimento, necessita di competenze plurime che si intersecano, in un progetto coordinato e condiviso.

L’attività didattica, le terapie singole e di gruppo, la consulenza medica costante, lo scambio di collaborazioni con il territorio, sono gli elementi caratterizzanti del progetto.

 

Programma didattico

Il ciclo di studi nelle scuole “Steiner-Waldorf”, va dalla I classe elementare all’VIII classe (terza media) con un percorso unico in cui le materie vengono presentate in fasi successive così da poter interagire l’una nell’altra; ecco perché ogni classe è seguita per l’intero suo percorso da un maestro tutor che accompagna la crescita dei bambini, affiancato da altri insegnanti o esperti.

Gli alunni maturano la loro conoscenza attraverso l’esperienza diretta, pratica, concreta; imparano facendo.

I contenuti di qualsiasi materia sono presentati attraverso attività pratiche o artistiche che coinvolgono direttamente tutto l’essere del bambino.

Ad esempio per una quarta classe: il racconto della mitologia nordica e dell’Antica Mesopotamia, la grammatica italiana, l’aritmetica, la zoologia, la geografia…

I quaderni testimoniano l’epoca svolta: gli alunni disegnano ciò che hanno vissuto-imparato e lo scrivono , chi autonomamente, chi guidato, chi seguendo la mano altrui.

Ciò che i bambini imparano in modo esperienziale entra nella loro vita; in quanto l’esperienza è parte di loro e perciò resta in loro; è tappa del cammino di crescita.

Altre materie che, per l’acquisizione di capacità specifiche, richiedono una ripetizione regolare, con gli allievi che ne hanno la necessità, vengono svolte ritmicamente, a piccoli gruppi o singolarmente; fra queste vi sono la lettura, la scrittura, il calcolo, la lingua e gli esercizi di pre-grafismo (da noi chiamato “disegnare forme”).

 

Lavoro manuale

Le braccia dell’uomo si situano nella parte mediana del corpo umano tra testa e arti inferiori e riuniscono pensiero (testa) e movimento (arti). Le braccia e le mani sono libere di muoversi avanti, indietro, in su, in giù o di lato e possono fare movimenti complessi. Tutte le attività delle mani trasformano in qualche modo la terra e la vita umana. Affinché questa trasformazione sia possibile, gli uomini devono imparare a diventare “abili”. Il compito dei lavori manuali nella scuola è quello di rendere abili le mani.

Dice Rudolf Steiner: “Sappiamo che l’intelletto non viene formato affrontando direttamente la sua formazione. Se qualcuno usa in modo maldestro le dita ha anche idee e pensiero poco malleabile; al contrario colui che muove in modo preciso le sue dita, sa penetrare l’essenza delle cose”.

Il lavoro a maglia, dove una maglia si intreccia con un’altra fino a formare un tessuto, può essere sperimentato come un’immagine fisica del processo del pensiero. Questo tipo di attività richiede anche grande capacità di concentrazione; il bambino sperimenta un processo e impara che dal suo lavoro hanno origine cose utili: questo ha a che fare con l’aspetto sociale.

Durante le lezioni di lavoro manuale ci si cura soprattutto del fatto che le mani imparino ad agire sensatamente ed è molto importante lo scopo con il quale si realizza un oggetto.

Vengono esercitati aspetti della vita pratica come avvolgere, legare, ricamare, cucire, incollare, lavorare a maglia e all’uncinetto, a seconda dell’età e del bisogno.

Il lavoro manuale accompagna il bambino nello sviluppo, cercando gli stimoli giusti per ogni situazione. Il bambino, nella costruzione di un oggetto, bambolina o animale, deve tenere d’occhio il sopra/sotto, destra/sinistra, davanti/dietro: questo lo aiuta a posizionarsi nello spazio, processo in cui, a volte, incontra difficoltà. Il lavoro manuale porta il bambino a conoscere la vita quotidiana in modo diretto e non intellettuale, perché il conoscere in questo caso porta all’azione e stimola la forza di volontà. Azione e fantasia sono stimolati in tutti i lavori manuali.

La varietà dei materiali proposti, con differenti qualità, come filo di lana, cotone, corda di diversi spessori, lana cardata, stoffe, cera d’api, pasta di sale, carta, tramite il senso del tatto, arricchiscono il mondo del bambino che, nel toccarli, apre nuove possibilità di comunicazione.

 

Giardinaggio

“Troverai più nei boschi che nei libri. Gli alberi e le rocce ti insegneranno le cose che nessun maestro ti dirà.”

San Bernardo da Chiaravalle

 

Un gruppo di bambini che frequenta la scuola Rudolf Steiner di Milano lavora e si prende cura di un luogo chiamato giardino . Perché un giardino? Perché vogliamo farli lavorare alla creazione di un loro giardino?

Che cosa sia un giardino non è semplice a dirsi: incominciamo col dire che l’umanità è nata in un giardino.

Il giardino ha a che fare con gli immaginari, con i sogni dell’uomo: è il microcosmo ed è il macrocosmo. È quindi arte, e l’arte è la domenica della vita.

Il giardino è sin dalle origini dell’uomo uno spazio sacro.

Il giardino è la presenza degli animali: tutti i piccoli esseri della terra e del cielo.

Il giardino è il luogo dove gli antichi vivevano: luogo di feste, di contemplazione, di trasformazione, luogo degli incontri, luogo dove dilettarsi di colori, di profumi e delle forme della natura, un luogo dove rinfrancare il corpo, l’anima e lo spirito, luogo di benessere.

Il giardino è suono: suono dell’acqua, del vento, delle foglie.

Il giardino è il grande simbolo del cosmo perché è un sistema di relazioni armoniche tra terra, piante, acqua, aria, luce, tra elementi della natura ed elementi estetici.

I bambini vivono tutto questo, lo sentono, lo percepiscono, lo fanno proprio perché entrano in rapporto con la natura o meglio un rapporto di appartenenza alla natura.

I bambini lavorando in giardino, con la terra, con i sassi, piantando semi o bulbi, potando e prendendosi cura delle piccole piante, vivono nella forma, vivono all’interno delle forze della natura (crescita, espansione, contrazione, morte, ecc), vivono nel ritmo attraverso gli antichi movimenti ripetitivi come il potare, il vangare, il falciare e attraverso la concezione ciclica del tempo come il passaggio delle stagioni. Sperimentano in prima persona le polari sensazioni di forza e delicatezza: quanta forza nel vangare e quanta delicatezza nel piantare un bulbo o una piccola piantina. Vivono immersi nei quattro elementi della natura: luce/aria, acqua, terra e fuoco/calore e nei quattro regni della natura.

Il giardino è anche gioco e attraverso l’attività ludica avviene l’apprendimento e la socializzazione. Grazie all’attività del giardinaggio il bambino prende coscienza, delicatamente, del concetto di responsabilità, perché il lavoro in giardino costituisce un impegno in prima persona il cui frutto, a tempo debito, appare come un miracolo meraviglioso ai suoi occhi increduli.

Il giardino è un valido aiuto per favorire il recupero dell’equilibrio psicofisico e per la riabilitazione e il reinserimento sociale in molti casi da traumi o disabilità delle più diverse origini.

Tutto questo conferma ciò che si conosceva da sempre: la grande vis medicatrix di Madre Natura, forza benefica ed insostituibile che da millenni ci accompagna nel nostro quotidiano cammino.

 

Educazione motoria

Il profilo psicomotorio di un bambino bisognoso di cure speciali si presenta spesso disarmonico. A seconda dell’impedimento che il suo sviluppo incontra, fisico o psichico, grave o meno grave, il processo della coscienza di sé, della relazione tra sé e gli altri, tra sé e il mondo, viene disturbato e necessita quindi di un supporto.

Fisicamente l‘apparato locomotorio si presenta troppo tonico o poco tonico; l’atteggiamento motorio, ipercinetico o spossato, e la motivazione verso l’attività motoria, eccessiva o scarsa.

Quindi, oltre al fondamentale lavoro didattico finalizzato alla sfera delle relazioni sociali, come lavori in coppia o in gruppo, si affianca parallelo un lavoro individualizzato per ogni singolo bambino.

Per coinvolgere nella giusta misura il bambino, divengono centrali nella proposta didattica, strumenti quali il ritmo, l’immagine, l’esempio.

Il ritmo è utilissimo per aiutare il bambino ad affrontare l’esecuzione dell’esercizio richiesto: il suono di un tamburello, le rime di una filastrocca, la melodia di una canzone, scandiscono il movimento e accompagnano il bambino nell’attività.

L’immagine diviene un supporto per l’attività motoria sotto forma di storie che raccontano lo svolgimento di un percorso ginnico oppure come descrizione di personaggi che affrontano delle prove rispetto ai quali il bambino si identifica.

Affinché la ginnastica porti un beneficio non solo all’apparato locomotorio (ossa, articolazioni, muscoli), ma all’essere unico del bambino nella sua totalità, deve essere eseguita “accompagnata” da buoni sentimenti: gioia, piacere, soddisfazione. Prima, durante e dopo l’esercizio si attraversano emozioni anche di timore, insicurezza, disagio che successivamente si trasformano in emozioni di serenità, di coraggio, di autostima.

Con l’esempio, l’insegnante mostra all’allievo l’esercizio motorio che quest’ultimo cercherà di ripetere. A volte è necessario che l’insegnante faccia svolgere l’esercizio al bambino in modo passivo.

La relazione tra adulto e bambino è la condizione primaria per invogliare il bambino a percorrere un cammino di sviluppo e si impone come premessa a tutto quanto finora descritto.

 

Euritmia Curativa

L’euritmia è un’arte del movimento, nata nel 1912 ad opera di Rudolf Steiner, che rende visibili attraverso il movimento umano le profonde leggi della parola e della musica. In essa tutto ciò che è suono, musicale o parlato, si trasfonde in gesto.

Nella sua forma artistica più pura è arte da palcoscenico, tuttavia il riconoscimento del suo valore formativo ha reso possibile sin dall’inizio lo sviluppo di una Euritmia Pedagogica ovvero di una euritmia in grado di accompagnare lo sviluppo del bambino nelle diverse tappe evolutive. Essa è diventata così materia di insegnamento nelle scuole ad indirizzo steineriano.

Un’ulteriore specializzazione è rappresentata dall’Euritmia Terapeutica. Essa si volge al singolo individuo. Qui la sua azione sull’organismo si fa più profonda e incisiva.

Attraverso la ripetizione giornaliera di determinati esercizi, è possibile entrare in consonanza con i movimenti archetipici che stanno alla base della sana attività dell’organismo ripristinandone le funzioni.

La lezione settimanale di euritmia si collega al programma di insegnamento generale ed ha l’obiettivo di stimolare ed ampliare le capacità di movimento e di percezione di sé e degli altri da parte del bambino.

Il bambino può afferrarsi meglio nella propria corporeità sentendosi più abile nei movimenti, può migliorare il suo orientamento nello spazio muovendosi secondo certe forme, rendere più agili piedi e mani con vantaggio anche delle sue forze cognitive, percepirsi all’unisono con gli altri nel battere determinati ritmi o nell’eseguire con le braccia piccoli o grandi gesti.

 

Musicoterapia

Nell’incontro settimanale dedicato alla musica si attiva un percorso mirato all’affinamento e alla costruzione delle capacità di ascolto di sé e dell’altro, alla tessitura di un ordito sociale che trovi espressione nella musica.

Attraverso il canto, il movimento, l’uso degli strumenti musicali (lire bordone e a 12 corde, flauti bitonali, percussioni in metallo risonante) i bambini esplorano le proprie capacità espressive e creative, le possibilità di dialogo e di incontro nel suono.

La condivisione, all’interno della lezione, di momenti di gioia, consente di migliorare la fiducia e la percezione del proprio sé.

 

Terapia artistica

L’intervento di terapia artistica è parte integrante dell’intero approccio pedagogico-terapeutico retto dall’impulso di Rudolf Steiner, di cui costituisce un segmento all’interno di un metodo molto ampio e attivo su piani differenti (organico, emozionale e cognitivo) che coinvolgono tutto l’essere del bambino.

In questo senso la possibilità di fornire uno strumento più o meno efficace dipende anche dal lavoro interdisciplinare che coordina e orchestra fra loro sia gli interventi di carattere pedagogico che quelli medico-terapeutici.

Elemento specifico dell’attività di terapia artistica è quello di operare tramite il medium fornito dalle tecniche e dagli strumenti delle arti figurative: il disegno, la pittura e la manipolazione di materiali.

Un primo coinvolgimento avviene a livello sensoriale, dove la grande varietà di materiali, procedimenti e tematiche proposti, permette un incontro con il “mondo esterno” unito alla possibilità di operare attivamente in esso costruendosi così un bagaglio di esperienze inizialmente tattili, visive, auditive… ma anche cinestesiche (capacità di collocarsi nello spazio e farsi una rappresentazione di esso), relazionali ed emozionali.

A differenza del “fare” proposto nell’attività di lavoro manuale, dove la trasformazione di questa esperienza porta ad un rapportarsi con un oggetto finito, funzionale e “sensato” secondo le categorie del mondo esterno (principio di realtà, funzionalità, finalità), l’attività arteterapeutica si rivolge con più intensità alla significatività del fare, del produrre in rapporto al mondo interno (emozionale e cognitivo).

Nel lavoro vengono proposti esercizi ed esperienze che permettono d’incontrare, sperimentare ed approfondire quegli archetipi decisivi e fondanti la capacità conoscitiva umana, “estraendoli” quasi dal substrato organico in cui agiscono a livello di funzioni vitali e conducendoli attraverso la sensibile via del fare artistico a divenire rappresentazioni e criteri di pensiero su cui appoggiare l’esperienza cognitiva vera e propria.

Ad esempio: le direzioni spaziali, la costituzione di un centro o di una verticale, l’intessere di relazioni temporali, qualitative (ad es. nel colore), morfologiche e altri.

L’attività si svolge in un’atmosfera di “gioco serio” che permette in modo creativo la transizione di contenuti e istanze più interiori (organico-fisiologiche e psichiche) sul piano visibile della materia lavorata artisticamente e del fare e procedere creativo allo sviluppo di un pensiero, di un concetto.

In genere la tecnica, il tema, il materiale proposti sono scelti in base alla fase in cui si trova il gruppo, sia a livello di impulsi individuali, sia a livello del processo di apprendimento affrontato nelle prime ore del mattino (“epoca”).

Questa concordanza permette di ribadire e dar forma ad un substrato esperienziale profondo che fornisca una base agli elementi cognitivi che vengono elaborati nelle attività pedagogiche.

Si è scelto di portare avanti la terapia artistica all’interno di un gruppo e non a livello individuale in modo da poter sviluppare ed approfondire le competenze sociali di ciascun bambino. Durante l’attività si ricavano comunque brevi momenti dedicati al singolo bambino, ma la proposta è sempre rivolta al gruppo e condotta in modo tale che venga chiamata in campo la specificità e le capacità di ciascuno nelle varie fasi di lavoro; in questo modo si esalta lo spirito collaborativo e la possibilità di condivisione della propria unilateralità, magari sperimentandola come potenzialità anziché come limite.

L’intervento di terapia artistica è modulato in fasi spontanee e libere di gioco o condivisione (verbale e non), in fasi operative dove il fare diviene procedimento ed assume un aspetto più regolamentato, e in fasi ritmiche che scandiscono momenti come l’apertura o la chiusura del lavoro in modo da stimolare il riconoscimento chiaro di uno “spazio speciale” in cui possono avvenire esperienze più profonde.

La terapia artistica si svolge in due incontri settimanali che stabiliscono un ritmo nell’attività scolastica dove sovente lo stesso tema viene ribadito da punti di vista diversi, studiati anche in modo da coinvolgere ogni singolo bambino sul piano a lui più vicino.

Questo richiede un intenso lavoro di collegio che coordini e armonizzi il lavoro pedagogico con quello terapeutico.